COMITATO TECNICO SCIENTIFICO

Qualcosa in più sull'Oca Ceca

di Fabrizio Focardi

Nelle pagine del CTS di questo Notiziario c'è il riconoscimento dell'Oca Ceca.
Penso sia interessante per chi lo ha richiesto e per i futuri allevatori conoscere qualcosa in più rispetto allo standard, importante strumento per il raggiungimento dei nostri fini, ma pur sempre un po' troppo tecnico.
Sul Deutscher Kleintier Zuechter c'è un articolo, di Ernst Mensinger, che ci racconta cose interessanti.

L'allevamento dell'oca era molto sviluppato nella Boemia: branchi di centinaia di soggetti venivano guidati in transumanze di settimane in cerca di pascoli migliori o di climi più miti.
Erano oche che si potevano definire autoctone e venivano allevate soprattutto per la produzione di uova; per aumentarla, in seguito, fu incrociata con l'Oca Italiana. Un'oca, la nostra, che perlomeno a quei tempi aveva ottime capacità produttive e di sopravvivenza: bastava un buon pascolo in riva ad un lago o ad un fiume; non so oggi, con gli incroci fatti per aumentarne il peso, se queste importanti qualità siano rimaste nei pochi soggetti oggi esistenti.
La selezione fu scarsa o nulla e, con una certa libertà e pochi scrupoli, il prodotto di questi incroci venne denominato "Oca Ceca".
Purtroppo le principali caratteristiche (peso e forma) non erano stabilmente fissate, e ci si trovava così davanti a soggetti che, a secondo della zona di origine, avevano caratteristiche diverse.
Venne comunque allevata e molto apprezzata anche nella vicina Germania dell'est.
In Germania già esisteva l'Oca Diepholzer, più grossa e col collo più lungo e, anche se gli allevatori boemi produssero uno standard della loro, la confusione, proprio per le caratteristiche incerte, continuava: alle mostre accadeva che Diepholzer leggere fossero iscrtte come Oche Ceche, e Oche Ceche pesanti come Diepholzer.

Foto OcaCeca

Grazie comunque ad un piccolo gruppo di allevatori tedeschi si è oggi potuto fissare quelle caratteristiche classiche che fanno dell'Oca Ceca un'oca graziosa, piccola e ben proporzionata, con un collo non troppo lungo ed i tarsi di media altezza.
Il piumaggio bianco candido da un piacevole contrasto con il becco ed i tarsi arancio.
Nella selezione occorre fare molta attenzione al tronco/dorso che devono essere relativamente corti.
Quest'oca viene paragonata, per la sua forma, al Combattente Indiano. È però un'oca dalle linee dolci e arrotondate, è intelligente ed autosufficiente se ha a disposizione larghi spazi per il pascolo.

Cresce e si sviluppa molto velocemente; lo sviluppo si potrà però considerare ultimato solo quando il piumaggio della coda e delle ali sarà completo: solo a questo punto si potrà valutare la qualità del soggetto.
Per una buona riuscita è determinante l'acqua, tanta acqua pulita: il piumaggio sarà così candido e brillante.
La coda deve finire preferibilmente a punta e sopra si devono adagiare le punte delle ali, che non devono sporgere. Il dorso, con la coda e le ali, deve formare una linea il più diritta possibile. Se tutto questo è presente si può essere tolleranti anche in presenza di un leggero incrociarsi delle punte delle ali. Tenere presente che questa posizione tende ad accentuarsi in presenza di uno stato di eccitazione dell'animale, come spesso accade, nelle gabbie alle esposizioni.
Non cercare di ottenere soggetti più pesanti, ma cercare di rendergli quelle caratteristiche perse. Ad esempio l'stinto alla cova, perso nella selezione forse per colpa dell'Oca Italiana. Erano normali due cove naturali all'anno; occorre quindi, a parità di requisiti, dare la preferenza a riproduttori che abbiano questa inclinazione.

In Italia esistono, per il momento, pochi allevatori di questa oca; due: Mauro Cabassi e Antonio Beneforti, hanno manifestato il desiderio di un nome migliore, che eviti battute di spirito sulle loro beniamine. Purtroppo il Comitato Tecnico Scientifico ha dato parere sfavorevole in quanto, già in altri Paesi europei, così si chiama. Si creerebbe confusione e ci vedremmo costretti in seguito alla modifica. Purtroppo solo l'italiano implica questo doppio senso.

Già da qualche anno in Entente Européenne si lavora, con la collaborazione di tutti i Paesi affiliati, alla stesura di uno "Standard Europeo"; ci si orienta, nei limiti del possibile, all'uso di una terminologia comune per tutti, sia per le razze che per le colorazioni.
L'Europa val pure qualche rinuncia!