COMITATO TECNICO SCIENTIFICO

Oca Italiana
(o Oca di Roma o Oca Romagnola?)

Oca Italiana è una denominazione, molto vaga; con tale nome si potrebbe definire un'oca che occupa tutto, o perlomeno buona parte, del territorio nazionale, ma così non è stato, tanto meno lo è oggi.
Sulla letteratura dell'inizio del secolo scorso, quella che oggi definiamo Oca Italiana, era l'Oca Romagnola. È giusto che oggi l'Oca Romagnola, che ha fatto storia, non esista più? No! Personalmente non la penso così e mi faccio promotore del cambio di nome.

Oca di Romagna

Ecco alcuni brani di autori e allevatori stranieri tratti dal libretto "Allevamento Dell'Oca" del 1940 di Ferruccio Frau-Sanna, direttore, agli inizi del secolo scorso, della rivista di avicoltura "Bassa Corte":

J. Fasbender (Belgio inizio XX° secolo)

«[...]se vogliamo fare la scelta di una razza di volatili per intraprendere con profitto l'allevamento, dobbiamo anzitutto renderci conto del suo valore:
1) consultando l'opinione degli allevatori amatori e degli avicoltori pratici commercianti;
2) constatando la voga ottenuta negli anni che seguirono la sua apparizione sui mercati e nelle esposizioni;
3) tenendo conto degli apprezzamenti dei nostri Maestri.
Dopo aver seguito l'oca di Romagna in questo triplice ordine di prove, dopo aver fatto oggetto di studi personali per oltre dieci anni, io vengo con tutta sicurezza a proclamare il suo alto valore. Ed è con piacere, misto ad un ben legittimo orgoglio, che io, quale introduttore in tutti questi paraggi, dell'oca di Romagna, rinnovo arditamente la mia predizione: "Essa detronizzerà tutte le oche del Paese". Le oche fiamminghe, le oche di Virton, di Wieres, e della Semois, senza eccettuare le oche di Tolosa ed altre, debbono cedere il passo all'oca di Romagna. Nessuna delle qualità riconosciute, incontestate in questa razza del paese e straniere, manca nell'oca di Romagna: rusticità, facilità di allevamento e d'ingrassamento, finezza di carne, salute, vigoria, peso.
Essa possiede in una volta tutti questi pregi e meglio di ogni altra. E di più essa tiene il record della produttività doppia, tripla e anche quadrupla di quella delle altre razze. Infine la sua piuma e il suo piumino sorpassano in finezza, bianchezza ed abbondanza, tutte le sue concorrenti. Ecco perché essa ha raggiunto in pochi anni una vera rinomanza, perché è richiesta da per tutto tra gli avicoltori amatori, come tra gli agricoltori. Ed è anche ciò che ha spinto i giurati in tutte le esposizioni a coprirla di palme e di medaglie.»

Anche sul "The Journal of the Ministry of Agricolture" inglese l'allevatore/scrittore M. Stanley Porter esaltava la nostra oca e la consigliava, come pure faceva il francese Ad. J. Charon, redattore avicolo, sul "Journal d'Agriculture Pratique". Charon, che si preoccupava molto del miglioramento delle oche francesi, si rivolse a Frau-Sanna per avere chiarimenti sulle diverse tipologie delle oche bianche italiane. Frau-Sanna delegò, fonte autorevole, il Prof. Alessandro Ghigi che così rispose:

«Le Oche Romane esposte a Le Haye da parte degli avicoltori inglesi furono acquistate in Italia. Esse corrispondevano all'oca Piacentina e alle Romagnole bianche, che esposte nella sezione italiana furono acquistate dagli inglesi. A mio avviso, tutte le oche italiane bianche sono dello stesso tipo (venete, romagnole e piacentina comprese). Esse sono delle ottime produttrici di uova. Volendo io acquistare da un contadino del Veneto una coppia di esse per la Stazione sperimentale di pollicoltura di Rovigo, per presentarle alla Mostra mondiale, ne ebbi un rifiuto, perché il contadino desiderava capitalizzare l'imminente prodotto delle uova.
È perfettamente esatto che queste oche producono un centinaio di uova all'anno, anche senza selezione. Ed in omaggio alle oche del Campidoglio che salvarono Roma, io ritengo che si dovrebbero chiamare oche Romane tutte le oche bianche a rapido sviluppo e a grande produzione di uova.»

Frau-Sanna si disse d'accordo con quanto esposto dal Prof. Ghigi, ma fece allo stesso tempo notare che i vari tipi di oca a piumaggio bianco avevano delle differenze di produzione e anche di mole, sebbene non molto accentuati.
Disse anche che gli allevamenti di oche delle diverse Regioni italiane sono prevalentemente rurali e non hanno interesse alla selezione non avendo questo fatto per loro nessuna importanza. Sanno solo che posseggono oche che rispondono perfettamente ai loro bisogni e di ciò si contentano.

Se mi permettete non sono d'accordo col Ghigi di chiamarla "Oca di Roma", a parte le ragioni sopra esposte verrebbe da pensare ad un'oca originaria della campagna romana.
Così Giovanni Savorelli spiega come si è arrivati a chiamarla "Oca Romana":

«Quando l'oca di Romagna fu presentata dall'Italia alla seconda esposizione mondiale di avicoltura di Barcellona (Spagna), nel maggio1924, piacque agli allevatori chiamarla "oca di Roma" e i visitatori delle diverse nazionalità, si domandarono con interesse e meraviglia, se quei campioni appartenessero alla razza che salvò il Campidoglio.»

Evidentemente per svegliare curiosità, e di conseguenza interesse, per la nostra oca si sfruttò la ben nota storica vicenda delle oche del Campidoglio, chiamandola appunto Oca di Roma; fu indovinata perché piacque questa nuova denominazione, tanto che sia l'America che l'Inghilterra acquistarono in quella occasione diversi soggetti.
In Inghilterra è riconosciuta, già da lungo tempo, col nome di "Roman Goose" (Oca Romana).

Roman goose

In America è stata ufficialmente riconosciuta molto più tardi, solo nel 1977, ed è chiamata "Tufted Roman Goose" (Oca Romana Ciuffata), sì, perché la selezione americana richiede un piccolo ciuffetto sferico sulla nuca.
Non credo che l'idea del ciuffo sia stata loro, ma che abbiano mantenuto una caratteristica già presente in alcuni soggetti direttamente importati dall'Italia; l'America è un Paese, come del resto l'Inghilterra, molto tradizionalista in avicoltura e le tipologie sono rispettate scrupolosamente nel tempo: razze come la Wyandotte, la Livorno e la Orpington, che in Europa hanno subito cambiamenti morfologici considerevoli, in questi Paesi sono rimaste inalterate, penso perciò che lo stesso trattamento sia stato riservato anche alla nostra oca.

Tufted Roman M Tufted Roman F

Così è riportato nel loro "Standard of Perfection": «L'Oca Ciuffata Romana è un'oca leggera, compatta, con ossatura fine, allevata nell'antichità a Roma e che si distingue per il ciuffo sferico sulla sommità della testa.»

Anche Pascal ne parla e secondo lui, pur essendo una caratteristica assai rara, si riscontrava in alcuni soggetti di oca comune.
Nel libro "Allevamento dell'oca e dell'anatra" del Dr. Gian Carla Pozzi, edito nel 1959, così sta scritto: «La testa è fine e talvolta ornata, in sommità, da un ciuffo, mai molto sviluppato.»

Questa caratteristica è anche presente nella bella razza spagnola "Empordanesa", che ha caratteristiche molto simili alla nostra vecchia oca comune.
Lo standard inglese invece non parla di ciuffo, ma solo di un'oca piccola introdotta in Inghilterra già nel 1903 con una colorazione non fissata, ma precisando che, in seguito, si ebbero altre importazioni di colorazione bianca.
Nei due Paesi, Inghilterra ed America, è inclusa nella categoria delle oche leggere.
Come oca Italiana è invece presente negli standard della Svezia, Danimarca e Repubblica Ceca.
Interessante è fare un raffronto dei pesi fra i diversi standard:

Paese Peso Maschio Peso Femmina
U.S.A. Kg. 4,55-5,45 Kg. 4,00-4,55
Inghilterra Kg. 5,45-6,35 Kg. 4,55-5,45
Svezia Kg. 7,00-7,50 Kg. 6,00-6,50
Scandinavia Kg. 7,00-7,50 Kg. 6,00-6,50
Repubblica Ceca Kg. 5,00-6,00 Kg. 4,40-5,40

Come si può notare sia la Svezia che la Danimarca hanno pesi molto più alti, ma è molto importante quello che ambedue scrivono a proposito dell'origine:

Danimarca
Origine: questa oca tuttavia non ha molto a che vedere con l'oca italiana. Si ritiene che sia un incrocio dell'oca comune di terra tedesca con l'oca di Emden con l'aggiunta limitata di oca italiana.

Svezia
Origine: probabilmente originata da un incrocio tra oca comune di terra tedesca con l'oca di Emden ed oca italiana.

Std Svedese Std RepCeca

In effetti sono convinto che questo incrocio sia stato fatto per aumentare il peso dell'oca italiana - non siamo mai contenti! - l'ottima deposizione non bastava, si voleva anche più carne, ma non è quella l'oca che noi vogliamo, noi vogliamo l'oca come era prima dell'incrocio, quella che gli inglesi dicono che servisse per la selezione della Emden stessa: quella era la vera oca Romagnola, quella che i cechi, gli inglesi e gli americani importarono nei loro paesi.

Std Danese

Lo standard danese mette in contrapposizione le due tipologie e sono chiaramente visibili nell'oca italiana i 2 fanoni, giusti nell'oca di Emden, ma difetto grave in quella italiana.

I disegni più o meno si assomigliano, tutti raffigurano un'oca con una postura non troppo schiacciata che si può invece incontrare in oche più pesanti.

Oca di Roma prima,Oca Italiana poi; ma si tratta sempre dell'Oca Romagnola.

Non esiste dimorfismo sessuale, ma nei soggetti adulti il maschio è in genere leggermente più alto.
Frau-Sanna scrive che in soggetti di pura razza romagnola si può notare una rimarchevole particolarità: il piumaggio al momento della nascita non è bianco, bensì color canarino e mentre i maschi sono di questo colore uniforme, le femmine hanno la sommità della testa più scura.


La cosa mi incuriosisce; sarebbe di grande aiuto, ma è vero?
Sul libretto di cui sopra, ma anche sulla rivista "Bassa Corte", si dà il "modello" (standard, ndr) dell'oca Romagnola adottato e, per convenzione tra gli allevatori, presentato in occasione dell'esposizione di Russi (Ravenna) nel novembre 1925 e che qui fedelmente riporto:

Apparenza generale animale piuttosto voluminoso, elegante, armonioso nelle sue parti.
Taglia altezza del maschio alla sommità del capo metri 0,85; femmina da 0,75 a 0,80.
Peso medio maschio adulto da kg. 4,00/5,00; femmina kg. 5,00/5,500 (strano che la femmina sia più pesante del maschio, penso si tratti di un errore, ndr).
Figura nell'insieme è piuttosto rotonda; testa leggermente arcuata dal punto della nuca al becco, collo quasi verticale e ben portato, dorso lungo in linea esatta senza risalti che scende sino alla coda. Le parti davanti: petto e ventre, regolarmente arrotondati.
Testa robusta, regolare, piuttosto rotonda.
Occhi rotondi, laterali, gira un filetto rosso attorno alle palpebre, pupilla scura circondata da disco grigio.
Becco robusto, giusto, aranciato rosso, terminante con sopraelevata unghia rosea.
Nari aperte, larghe.
Collo lungo, arrotondato regolarmente, portato dritto o leggermente inclinato in avanti.
Dorso e reni lungo, largo ben teso e robusto.
Petto profondo, largo, ben appoggiato all'addome.
Ventre lungo, largo. Leggermente discendente.
Cosce forti, muscolose e ben sporgenti.
Ali unite al corpo, lunghe, parallele.
Coda corta seguente la linea orizzontale del dorso leggermente arrotondata alla sua estremità.
Tarsi grossi, lunghi, color rosso aranciato.
Dita lunghe distanziate l'una dall'altra, unite da larga membrana color rosso arancio.
Unghie forti, robuste, rosee.
Piumaggio abbondante, serrato sulle parti superiori del corpo, più fitto e più fine nelle parti inferiori, colore perfettamente uniforme bianco immacolato.
Scala dei punti:
Taglia e aspetto generale20
Testa e collo10
Occhi5
Dorso e spalle10
Ali e coda10
Petto e ventre10
Zampe, tarsi, becco15
Piumaggio20
Totale100

Ragioni di squalifica: gibbosità e deformazioni scheletriche, rachitismo, ali da cigno, irregolarità del becco, presenza di fanone toracico, grandi macchie sul manto bianco, frigidità sessuale.

Riporto in corsivo, qui di seguito, alcune voci dello standard dell'Oca Italiana riconosciuto dalla nostra federazione con aggiunte alcune mie considerazioni:
Importante modificare il nostro disegno; non va bene, da una oca troppo grassa e pesante, diversa da quella di tutti gli altri Standard, che più avanti vedremo.

Testa Larga, fronte appiattita.
Graziosa e raffinata anche se robusta, arrotondata; ben proporzionata.
Becco Largo, forte, attaccato alto. Arancione con unghiata color carne.
Direi piuttosto: di media lunghezza, con la linea superiore quasi dritta, all'attaccatura più alto che largo e che continua quasi la linea della testa. Colore da rosato ad arancio/rossastro con unghiata rosa/biancastra.
Occhi Grandi.
Posizionati alti nel cranio, rotondi; sguardo ardito.
Di colore grigio chiaro con caruncola oculare rosso arancio
Collo Forte e molto lungo, ricorda nella forma quello di un cigno.
Toglierei che ricorda nella forma quello del Cigno in quanto è portato in genere dritto o solo leggermente arcuato, solo quando il soggetto esplora il terreno assume la classica forma del cigno, ma non è questa la posizione normale; aggiungerei: regolarmente cilindrico, più robusto verso l'attaccatura al tronco, portamento elegante.
Dorso Ben arrotondato, pieno e largo.
Il dorso deve essere ben dritto e non deve assolutamente presentare una forma convessa; largo anche nella parte posteriore; leggermente in discesa, più evidente nel maschio.
Petto Largo, pieno, arrotondato.
Sarei più esauriente: profondo, largo, ben arrotondato, piuttosto basso, senza chiglia.
Ali Forti, grandi ben aderenti.
Le ali devono essere grandi e lunghe, portate alte e ben aderenti; parallele.
Coda Leggermente alzata, corta.
Preferirei una coda che segue la linea col dorso; corta, ma non troppo, arrotondata alla sua estremità.
Zampe Gambe muscolose, ben sviluppate, ricoperte dal piumaggio dei fianchi; tarsi mediamente lunghi, molto forti con dita allungate. Colore arancio intenso.
Zampe posizionate larghe,ben in appiombo.
Gambe abbastanza corte, ben in carne.
Tarsi moderatamente corti, di ossatura piuttosto fine; colore: da arancio a arancio rosato.
Ventre Pieno, largo, fanone semplice, poco sviluppato nei soggetti giovani.
La presenza di un fanone molto sviluppato è una caratteristica in genere richiesta in oche grasse e pesanti, non è il caso dell'Oca Romagnola. Opterei quindi per un ventre pieno e largo; ammesso accenno di fanone unico solo leggermente discendente, accettabile un pò più pronunciato in soggetti di più anni.
Concordo quindi con la descrizione dello standard per l'esposizione di Russi: lungo, largo. Leggermente discendente.
Peso Maschio kg. 6/8
Peso Femmina kg. 5/7
Difetti Gravi Maschio peso inferiore a kg. 5
Femmina peso inferiore a kg. 4

Ritengo importante diminuire il peso. Non conosco quello delle oche oggi esistenti, dal momento che raramente sono state presentate alle esposizioni, ma nella letteratura passata non si parla mai di un'oca pesante, piuttosto di un'oca con alta deposizione - circa 100 uova all'anno è un numero considerevole - e fertilità. Soggetti troppo pesanti raramente sono in possesso di queste due qualità.
Quando si parla di peso è bene tenere presente che l'oca per produzione alimentare è "messa all'ingrasso", sia per la sua carne che per il suo prezioso fegato. In questo regime può ingrassare fino a più di 4 kg.. È importante chiarire che questo a noi poco importa, il peso che a noi interessa è quello per soggetti da riproduzione.

Per quanto già detto in precedenza darei un peso di kg. 5,2/6,0 per il maschio e di kg. 4,4/5,2 per la femmina. Lo scarto di kg. 0,8 mi sembra necessario per aiutare gli allevatori a rientrare nei ranghi, ma anche per obbligare il Giudice ad una certa tolleranza.
In effetti anche gli Standard americano ed inglese, che hanno mantenuto quello dei soggetti importati, si aggirano su questi pesi.

Piumaggio Conformazione Penne larghe, arrotondate, con abbondante piumino.
Aggiungerei lucente, più rigido e serrato al corpo nella parte superiore e più fitto ed abbondante nella parte inferiore.
Difetti Gravi Giogaia, chiglia pronunciata; assenza di fanone. Qualsiasi riflesso giallastro, piumino grigio.
Aggiungerei peso eccessivo e presenza di troppo grasso; toglierebbe eleganza ed agilità al soggetto.
Toglierei, per quanto prima esposto, assenza di fanone.