VARIE E CURIOSITÀ

Proseguiamo con le razze italiane:
Robusta lionata, Robusta maculata ed Ermellinata di Rovigo

Non ho mai nascosto il mio scetticismo quando si parla del recupero di alcune vecchie razze italiane.
Non è che per questo manchi di "patriottismo": le ragioni sono altre. Prima di tutto, la scarsa perseveranza dell'allevatore italiano - comunque: chi è senza peccato scagli la prima pietra (compreso lo scrivente) - , e poi il basso numero di allevatori su cui si può contare.
La Livorno, l'Ancona, la Valdarno e la Siciliana sono discretamente decollate, così come, anche se con meno slancio, la Polverara . Stentano invece, per la necessità di ampi spazi, le oche ed i tacchini; va bene invece l'anatra Germanata Veneta.

In alcuni siti internet si sbandierano presunti facili recuperi di polli italiani dalle caratteristiche produttive accattivanti. Nella maggior parte dei casi, per la mancanza di una benché minima popolazione con cui iniziare una selezione - aggravata dall'insufficiente materiale storico disponibile -, l'impresa si prospetta molto ardua, ma soprattutto si corre il rischio di riportare in vita qualcosa che non è mai esistito.
Preferisco quindi scoraggiare, piuttosto che illudere. Molte "razze" sono veramente state meteore prive di una seria selezione e, di conseguenza, con caratteristiche variabili; ma, quando invece esiste una qualche possibilità di riuscita, molto volentieri mi rendo disponibile e, con entusiasmo, mi metto alla ricerca di tutto quanto può essere utile all'allevatore.
Ho iniziato, nel passato Notiziario, con la Romagnola e continuo ora con altre due razze: la "Robusta Lionata" e la consorella "Robusta Maculata". Se l'argomento sarà per voi interessante mi propongo di continuare: non avrete che da chiedere.

Nonostante queste siano razze non riconosciute, mi giunge voce che siano allevate da un buon numero di allevatori, e non solo nel Nord Est italiano, dove hanno avuto origine.
Immagino sia merito della loro duplice attitudine: 160/170 uova all'anno di circa 55/60 g. e ottima carne per chi gradisce la pelle gialla.
Premetto che non rientrano fra le mie simpatie, ma questo poco conta, e poi forse qualcuno di voi potrà farmi cambiare opinione.
Ricordo di averle ambedue già viste, alla fine degli anni '80, esposte in mostre ANSAV, e, guardando fra le mie innumerevoli scartoffie, ho ritrovato gli standard che allora circolavano su pagine dattiloscritte.
Non chiedetemi come mai non siano state inserite nel nostro libro standard, non lo ricordo: forse perché quando fu edito erano già da lungo tempo sparite, o forse per una dimenticanza, o forse perché non si riteneva che avessero raggiunto una sufficiente omogeneità.
Non si può comunque definirle vecchie razze italiane - la loro selezione è abbastanza recente -, né tanto meno autoctone, come furono ridicolmente definite in un articolo su una rivista specializzata alcuni anni fa.

In tutti, o quasi, gli scritti che mi sono capitati fra le mani vengono definite "razze sintetiche". Confesso che questa definizione necessiterebbe, da parte del suo ideatore, di una spiegazione. Per sintesi si intende che, partendo da una serie di elementi singoli, si giunga ad una conclusione unitaria. Nel nostro caso: incrociando polli diversi si è arrivati alle due razze. Niente di più o di meno di quello che è avvenuto con molte delle razze oggi esistenti

Cominciamo intanto col far chiarezza sul significato della parola "razza": una razza consiste in una serie omogenea di soggetti contraddistinti da comuni caratteri esteriori ed ereditari; una razza pura si identifica in condizioni di ampia omozigosità del genotipo.
"Selezione" è un termine generico che indica la scelta dei riproduttori secondo determinati criteri, indipendentemente che appartengano o no alla stessa razza.
Una selezione può mirare a fissare determinate caratteristiche che possono avere una funzione economica - produzione delle uova, modifica della muta, precocità di sviluppo e qualità della carne - o una funzione morfologica. Quest'ultima riguarda le caratteristiche esteriori, e quindi la loro corrispondenza allo standard della razza: colore del piumaggio, dei tarsi e degli orecchioni; caratteristiche della cresta o dei bargigli; portamento, ma anche mole e temperamento.
Spesso, nella selezione di mantenimento che noi facciamo, si arriva a tralasciare completamente quella economica dando invece massima importanza a quella morfologica.
Questo non è del tutto giusto in quanto una razza deve possedere le caratteristiche morfologiche richieste, ma anche quelle economiche.
Solo che quest'ultime non sono determinabili dal giudice, quindi, anche se ingiustamente, spesso non sono prese in considerazione dall'allevatore.
Due razze pure possono essere usate per la creazione di ibridi, che difficilmente trasmetteranno le stesse loro caratteristiche alla prole se non viene seguito un programma genetico.

Le nostre due razze sono state selezionate nel 1965 dalla Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo. Le razze che hanno maggiormente contribuito alla loro creazione sono state la Orpington fulva e la White America.
E qui è bene fare una importante precisazione: niente da dire sulla Orpington, ma la White America fa parte di quei ceppi, creati con l'incrocio di linee pure di razze diverse, che hanno subìto una selezione per scopi economici; non è dunque assicurata una stabilità genetica delle caratteristiche morfologiche.

Ecco l'origine della White America che Giancarla Pozzi dà nel suo libro"Le Razze dei Polli - 1961":

«Creata nel Massachusset, sembra partendo da una mutazione bianca della Barnevelder.
I pulcini così nati si dimostrarono assai robusti e vennero allevati e riprodotti tra di loro. Le uova erano color rossastro e grosse, ma i pulcini erano di lenta crescenza.
Fu allora praticato l'incrocio con la razza Rhode Island ed i discendenti furono poi sottoposti a rigorosa selezione scegliendo, come riproduttori, esclusivamente i soggetti a livrea bianca e che corrispondevano ai piani previsti, per conformazione, precocità, facilità dell'impiumamento (sic), intensità di fetazione.
Si suppone che alla formazione della White America abbiano partecipato anche altre razze quali la Leghorn White (Livorno di selezione americana, ndr), o la White Rock (Plymouth Rock bianca, ndr), data la cresta piegata di lato che è della Leghorn e non delle altre razze formative, pur non escludendo che sia un carattere nuovo congiunto semplicemente alla nuova costituzione del genotipo, per gli incroci praticati e la successiva selezione.
In complesso, i soggetti della White America, presentano caratteristiche vantaggiose, essendo di precoce sviluppo, rustici, di rapido impiumamento, di conformazione arrotondata e ben carnosa, con scheletro leggero, zampe brevi e di colore giallo, così come è gialla la pelle.
La deposizione (all'inizio le uova pesavano g. 50 e successivamente da 55 a 60) si mantiene su buone medie. L'alimentazione non è ricercata né costosa, e la conversione in carne è redditizia.
Le uova hanno il guscio resistente e di colore scuro. »

Mi sembra di capire che la White America fosse un crogiuolo di geni raccattati a destra e a manca, alcuni meglio fissati con la selezione, ma gli altri?

Sarebbe interessante conoscere lo stato attuale dei soggetti esistenti. A questo scopo, riporto i due standard ANSAV che ho ritrovato. Sono un po' stringati, ma come inizio possono andare.
Quello che mi preoccupa maggiormente è il disegno e la colorazione della Maculata. È un disegno non standardizzato in nessuna razza e non chiaramente descritto nello standard riportato, e, pertanto, di difficile interpretazione.
Sono dell'opinione che la White America debba influire negativamente sull'omogeneità del risultato.
Si parla di «grosse macchie di color grigio scuro fino a nero diffuse irregolarmente su tutto il corpo»: purtroppo non è abbastanza. Le macchie hanno una forma? Sono all'apice della penna? Il colore della macchia deve essere pulito? Lo stacco deve essere netto? Se le macchie sono troppo estese possono dar luogo a zone di colore, come ad esempio nel petto dell'Amburgo: è accettabile o è da considerarsi difetto?
Del resto l'omogeneità del disegno e del colore è basilare. Vorrei quindi conoscere dagli allevatori i risultati delle varie selezioni.
Colore e disegno della Lionata si identificano, più o meno, nella nostra "Fulva a coda nera".
Una sola richiesta mi lascia perplesso: «tutte le penne caudali finiscono nere con brillantezza verde».
Si intende che le timoniere - nei due sessi - e falciformi - nel gallo - cominciano fulve per finire all'estremità nere? Ma in che misura? Una penna che comincia fulva difficilmente riesce ad avere una estremità di un nero brillante a riflessi verdi; è più facile che sfumi dal fulvo al bruno nerastro.
Ricordo ben poco dei soggetti che ho visto tanti anni fa, ma nella foto che ho davanti mi sembra che la coda della gallina abbia solo le timoniere leggermente sfumate di grigiastro, mentre il gallo abbia nere solo le falciformi e le timoniere più o meno come la gallina.

Appare evidente che senza l'aiuto degli allevatori poco si potrà fare.
Sarebbe necessario che uno di loro si prendesse l'onere di coordinatore: altro non dovrebbe fare che stilare un elenco degli allevatori con il numero approssimato dei soggetti allevati delle due razze, e, oltre a collaborare con il CTS, raccogliere i suggerimenti da sottoporre poi a valutazione.
Mi auguro veramente che almeno uno di buona volontà si faccia avanti, altrimenti forse non vale neanche la pena di cominciare.
Il passo successivo sarà un confronto delle diverse linee, magari ai prossimi Campionati Italiani.

Fabrizio Focardi

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Bibliografia:
  • - Giancarla Pozzi, Le razze dei Polli, Bologna 1961
  • - Veneto Agricoltura: Opuscolo Progetto CO.VA.

Augurabile anche per altre Regioni è l'interesse della Regione Veneto a favorire l'allevamento delle loro razze avicole che, con la collaborazione di Veneto Agricoltura, ha organizzato il "Progetto CO.VA.", pubblicizzato con un opuscolo in cui le razze vengono presentate con foto a colori e schede tecniche. Così recitano i loro fini:

« Interventi per la Conservazione e la Valorizzazione di razze avicole locali venete.
Veneto Agricoltura ha attivato per conto della Regione Veneto un progetto avicolo mirato alla salvaguardia di razze autoctone venete. L'intervento denominato CO.VA. (Conservazione e Valorizzazione di razze avicole venete), prende in considerazione alcune delle razze che per aspetti storici, socio-culturali e potenzialità produttive, sono state giudicate interessanti e meritevoli di tutela e valorizzazione.
Tra le cause dell'attuale limitata diffusione di queste razze, si possono citare la esasperante offerta di prodotti standardizzati e il diffuso impiego di incroci in grado di raggiungere elevate performance produttive. Tuttavia, lo sviluppo di microfiliere locali e di nicchia, quali strategia da contrapporre ai processi di globalizzazione dei mercati, sono oggi degli interventi particolarmente interessanti anche nel settore avicolo, con l'impiego di razze locali che per certi caratteri (rusticità e resistenza alle malattie) sono superiori agli ibridi commerciali. Anche in aree marginali tali caratteri possono dare risultati economici di tutto rispetto e testimonianza di un patrimonio genetico che non può essere assolutamente disperso. »