VARIE E CURIOSITÀ

Giudici, aiutate noi allevatori!
Risposta di Fabrizio Focardi

La lettera aperta che Gino Villa mi ha indirizzato non mi ha sorpreso.
Anch'io mi ero accorto che alcuni giudizi ai Campionati Italiani non erano del tutto appropriati.
Mi è comunque piaciuto il suo modo di esprimersi: senza polemica, ma volto alla ricerca di un miglioramento.
Fortunatamente alcuni allevatori oggi sono più preparati che in passato, e conoscono meglio le razze che allevano. Questo è indubbiamente un punto a favore dell'avicoltura italiana, ma è al contempo anche la "causa", assolutamente positiva, che genera alcune volte dello scontento.
Il presentare gli animali alle mostre è lo scopo del nostro allevamento, che comporta spese e sacrifici. A maggior ragione, il sentirsi vittime di "ingiustizie" nei giudizi e mancati riconoscimenti non può non provocare un moto di scontento: comprendo quindi la reazione di Villa.
Certo, ne abbiamo già parlato in altre occasioni: tutti si può sbagliare - anche l'allevatore -, ma l'importante è riconoscerlo e cercare di migliorare.
Come si può migliorare? Si migliora leggendo tutto ciò che parla del nostro hobby, visitando mostre (anche quelle estere) e discutendo con gli allevatori, confrontandosi con altri giudici e guardando gli animali non solo per acquistare nuovi riproduttori, ma osservandoli attentamente, tutti, anche le razze che meno ci piacciono.
Villa ci ha dato dei consigli ed apprezzo la sua buona volontà.
Il numero dei giudici, come lui dice, non è altissimo: troverei però più appropriato dire che è bassissimo.

Per avere le idee più chiare sulla situazione facciamo un passo indietro.
I "vecchi giudici" non hanno potuto usufruire dell'odierna organizzazione. Fino al 1990 esisteva in Italia una sola associazione nazionale, l'A.N.S.AV, e proprio nel 1991, da un ristretto numero di associazioni fu costituita la FIAV. Viaggiarono parallele fino a che non fu deciso che la migliore soluzione sarebbe stata la fusione, e pertanto l'Ansav, da nazionale, si trasformò in regionale, dando origine a quella che oggi è l'AERAv; dopodiché si affiliò alla FIAV.
Non fu una trattativa tutta rose e fiori, ma questa è un'altra storia.
Dopo la fusione il problema giudici fu risolto velocemente - forse fin troppo velocemente - riconoscendo come tali tutti quelli che le varie associazioni affiliate proposero (anch'io fui tra questi).
La necessità era tale che non fu indagato sulla effettiva preparazione del singolo: c'era la buona volontà, ma l'esperienza era poca, molto poca.
Solo dopo alcuni anni, nel 1996, fu istituito l'Ordine dei Giudici, di cui sono stato segretario fino a qualche mese fa.
Non eravamo comunque molti; oltretutto, poco dopo, alcuni preferirono abbandonare la partita, pertanto la necessità di nuovi giudici divenne impellente.
Furono così organizzati dei corsi giudici per i pochi che si vollero iscrivere. Il regolamento prevedeva l'esame dopo tre anni dall'iscrizione. I corsi non erano molti, ma anche quei pochi, purtroppo, sempre scarsamente frequentati.
Fino a quando, stufo di lavorare per chi non veniva, si decise di non organizzarne più.
Alcuni allievi, anche della prima ora, sono rimasti tali; altri decisero di dare l'esame e vennero dichiarati "giudice", ma anche allora la necessità non permetteva di essere troppo esigenti, e alcuni di questi nuovi giudici, dopo pochi mesi, consapevoli della loro insicurezza, dettero le dimissioni.
Ed eccoci qua!

Le regole sono cambiate, ma la situazione è la stessa; la causa? La mancanza della materia prima.
Il rapporto giudici-allevatori in genere si equivale: "molti allevatori = molti giudici" e "buoni allevatori = buoni giudici"; ma la situazione italiana è quella che tutti conosciamo.
Puntare ad una specializzazione sarebbe l'ideale: ma con solo 11 giudici - che poi a conti fatti 11 non siamo - è un progetto non attuabile.
Senza contare che, con le nostre mostre, gli specializzati non sarebbero adeguati alla situazione: a volte in una mostra ci sono anche solo 4 soggetti per ogni razza; quale associazione pagherebbe un giudice (viaggio, diaria e pranzo) solo per far giudicare 4 o 8 o 10 o anche 20 soggetti?
Quanti giudici ci vorrebbero per ogni mostra?

Sono anch'io convinto, come sostiene Villa, che si conosca meglio una razza se l'abbiamo allevata - per questo cambio razze ogni 2-3 anni - ma non è tutto: occorrono anche esperienza e cultura.
E sarà comunque inutile anche l'allevarla, se ciò viene fatto senza un reale interesse e curiosità, senza cercare di capire quali sono le giuste caratteristiche morfologiche e di colorazione, confrontando i propri soggetti con lo standard in tutte le fasi della crescita e selezionando così solo i soggetti migliori: quell'allevatore che ingabbia un animale con una doppia punta nella cresta o con il piumaggio incompleto non sarà mai un buon giudice.
In genere sono io che mi occupo dell'assegnazione delle razze ai vari giudici, e, di solito, conosco le razze in cui hanno esperienza di allevamento: ma per ragioni sia tecniche che pratiche non sempre è possibile adottare il sistema consigliato da Gino.
Spesso - anzi, quasi sempre -, quando cerco di convincere qualche giovane allevatore a farsi giudice, mi sento rispondere frasi del tipo: "se deciderò di iscrivermi sarà però solo per le razze che allevo. Le altre non mi interessano, pertanto non arriverò mai a conoscerle". In questi casi, la sua specializzazione servirà a poco: troppo spesso si troverà di fronte all'amletico dubbio "giudicare o esporre?" (dal momento che se espone non potrà giudicare i propri animali).
Tutte le razze hanno comunque il diritto di essere giudicate bene.
Il numero massimo di soggetti assegnati ad un giudice in una giornata, per essere ben valutati, è 80 (purtroppo, sempre per le stesse ragioni, raramente rispettato: agli ultimi Campionati erano più di 100).
Tutti voi avrete letto i miei innumerevoli appelli alla ricerca di nuove leve; privatamente ho anche contattato alcuni presidenti delle associazioni federate cercando di responsabilizzarli e pregandoli di darsi da fare nella ricerca di nuovi "talenti", conoscendo meglio di me i loro soci.
Solo in questi ultimi tempi alcuni giovani si sono iscritti e spero altri ancora lo facciano: perché per fare un giudice ci vuole tempo, e a volte non tutte le ciambelle riescono col buco. Ci vuole quindi pazienza, ed io ne ho tanta: sono più di vent'anni che, nonostante tutto, non mi scoraggio.

Credo che solo in Germania esista "l'Obmann" (il giudice supervisore di cui parla Villa), che convalida l'Eccellente. Negli altri Paesi ogni giudice si prende la propria responsabilità. Ma anche l'Obmann non può essere, a rigor di logica, un giudice generico, ma, a maggior ragione, dovrà essere un giudice specializzato, eletto al di sopra degli altri.
Quanti Obmaenner possiamo permetterci in Italia? Boh, io non lo so!
Che i giudici tedeschi siano più esaurienti non è assolutamente vero: mai visto cartellini scarni come in Germania, e, credetemi, ne guardo tanti da tantissimi anni. Il cartellino tedesco è diviso in tre parti: pregi, difetti e consigli, ma sono veramente poche le note che vengono messe.
Confesso che ignoro le crocette del nostro cartellino, ma avrete notato che lo spazio per scrivere non mi basta mai: questo proprio perché ritengo molto importante informare l'allevatore, in maniera più esaustiva possibile, circa i pregi, i difetti e ciò che è migliorabile.
Presentare animali in ottime condizioni è un dovere dell'allevatore, per rispetto al pubblico ed al giudice, ma come sappiamo molto spesso non è così.
Per questo, quando necessario, segnalo "migliorare le condizione espositive": dà più nell'occhio che la semplice crocetta.
Molte volte abbiamo raccomandato ai giudici di motivare l'assegnazione di un "Buono" - o anche di un "Distinto" - al posto di un "Eccellente": perché quell'esemplare non si merita il giudizio più alto? È dovere di ogni giudice fornire le giuste informazioni all'allevatore circa il giudizio dato.
E, allo stesso modo, è scorretto optare per un giudizio "mediocre" e non compromettente (come talvolta può rivelarsi un "Buono") solo per timore di esporsi con valutazioni "estreme" (Eccellenti o Insufficienti che siano): se un soggetto non presenta difetti, gratificare l'allevatore con un predicato Eccellente è doveroso da parte del giudice.
Per quanto riguarda le razze considerate rare, se un soggetto ha un lieve difetto è giusto segnarlo sul cartellino, ma non ne va tenuto conto ai fini del giudizio.
Insomma, ogni razza ha esigenze di giudizio diverse: la Livorno dalla Orpington, la Dorking dall'Araucana, la Barbuta d'Anversa dalla Ko-Shamo e così via.
Ho parlato molto di tutto questo nei miei articoli, innumerevoli volte.
Ovviamente quello che non so non posso insegnarlo, ma quello che so è da sempre a disposizione di tutti: mi sembra di averlo dimostrato e, cosciente che ho ancora molto da imparare, non perdo occasione per rompere le scatole al mondo intero.

Una curiosità:
Il C.T.S. per facilitare i contatti fra i giudici ed avere la possibilità di seguire gli allievi, ha da poco istituito un forum riservato.
Sono partito con grande entusiasmo, insieme a Marco Galeazzi e Marco Simeoni (il realizzatore materiale), reputandola una preziosa possibilità per allargare e scambiare le nostre conoscenze.
Evidentemente mi sbagliavo.
In data 18 gennaio 2009 ho avvertito giudici (11) ed allievi giudici (14) dell'apertura del forum. A tutt'oggi (18 febbraio) gli iscritti sono 7: se si tolgono i 3 organizzatori, quelli che hanno aderito sono solo 4 (allievi).
È passato quindi un mese, oggi invierò la mia risposta per la pubblicazione, ma sono sicuro che il numero rimarrà invariato per lungo tempo.
Questo sta a significare che i giudici pensano di non aver più nulla da imparare, e forse neanche da insegnare, visto che sono stati chiamati anche per questo; e gli allievi invece, col loro scarso entusiasmo, lasciano molto poco sperare.

Fabrizio Focardi